Il
pavimento musivo, in opus tessellatum della
cattedrale di Santa Maria in Anagni è un monumento
tra i più importanti al mondo nel suo genere. Esso è
forse uno dei pochi, se non l'unico ad essere stato
"firmato" dal maestro, Cosma, che lo fece circa
l'anno 1227. Ma nella cattedrale, esiste un secondo
pavimento che per certi aspetti è anche più
importante del primo perchè considerato dagli
esperti "largamente originale": quello della cripta
di San Magno nella stessa cattedrale. Il libro si
propone di dare una visione diversa rispetto alle
opinioni attuali circa questo monumento che per la
sfrontatezza delle ipotesi, costruite sulla base di
solide osservazioni dei caratteri stilistici e di
altri importanti dettagli osservati di recente
dall'autore, non mancherà di sorpredere il lettore,
conducendolo lontano dai luoghi comuni che da sempre
sono stati come un "passaparola" tra chi si è
occupato dell'argomento, senza mai indagare
veramente a fondo nella ricerca di dettagli che ne
sconvolgessero la storia e la stessa identità.
L'autore così si esprime: "Io stesso ho avuto
difficoltà nel credere alle incredibili soluzioni
che si presentavano di volta in volta che mettevo
insieme i dettagli osservati per ricostruire una
visione complessiva, come in un puzzle scomposto.
Quando non ho potuto fare a meno di dichiarare
"plausibile", fino a prova contraria, la mia ipotesi
principale sul pavimento della cripta di San Magno,
ho dovuto chiedere un colloquio con l'attuale
responsabile ai Beni Culturali del Capitolo della
Cattedrale per avere un suo parere; ed egli mi ha
risposto che al di là di come stanno le cose, se le
ipotesi formulate sono basate su osservazioni
contestualizzabili e verificabili, si deve avere la
forza ed il coraggio di farle conoscere al grande
pubblico. E così ho fatto, ed ora la storia del
pavimento cosmatesco di Anagni, potrebbe essere
definitivamente cambiata".
COLLANA ARTE
COSMATESCA
LE LUMINARIE DELLA FEDE
VOL. 5
ITINERARI
D'ARTE COSMATESCA NEL BASSO LAZIO
Vedi
l'anteprima e se ti piace acquista il libro su
Un
itinerario d'arte cosmatesca nel Basso Lazio.
L'autore esamina nei dettagli tutte le opere
cosmatesche presenti sul territorio del basso Lazio
seguendo due itinerari, uno marittimo, lungo il
litorale pontino fino a Gaeta e Minturno, l'altro
montano, passando per i monti Lepini, Sermoneta,
Fossanova, Amaseno, fino all'estremo sud del Lazio a
San Vittore e risalendo per Sora, Alatri, Segni
Gavignano, Vico nel Lazio per attraversare gli
altipiani di Arcinazzo fino al territorio sublacense:
il Sacro Speco, il monastero benedettino di S.
Scolastica, Anticoli Corrado...Infine Tivoli ed
altri itinerari. Le scoperte si susseguono a ritmo
incessante e la storia dei Cosmati e dei marmorari
laziali trova una nuova dimensione. La passione
dell'autore per questa materia non mancherà di
contagiare il lettore, anche grazie alle splendide
immagini che mostrano l'arte cosmatesca "dal vero".
La passione dell’autore si sente "a pelle" nelle
descrizioni cariche di enfasi e dettagli, e
nell’intuito di un modus operandi che getta
nuova luce sulla storia dei Cosmati e i loro
rapporti con i marmorari laziali e campani. Un libro
che saprà sorprendere ed entusiasmare, per le
novità, le scoperte, le nuove attribuzioni,
l'arricchimento della cronologia storica e, non
ultimo, le ipotesi che permettono di riconsiderare
alcune questioni, divenute col tempo importanti
luoghi comuni.
Alla luce di
nuove ipotesi storiche ed analisi stilistiche.
Il pavimento cosmatesco del Duomo di Salerno è un
monumento complesso, integrato nello spettacolare
arredo liturgico musivo dei pulpiti e delle tribune.
Esso però ha destato l'attenzione di pochi studiosi
fino ad oggi, tra cui si evidenziano i nomi di
Arturo Carucci per gli arredi e Antonio Braca per il
pavimento. Mancava ancora una analisi approfondita
del pavimento dal punto di vista "cosmatesco" che,
integrata alle fondamentali notizie storiche
prodotte dagli autori precedenti, è quanto viene
illustrato in questo volume dall'autore, alla luce
di nuove interessanti ipotesi sulla cronologia,
l'assetto, la tipologia, lo stato conservativo e le
caratteristiche di "pavimento cosmatesco". Le
sorprese non mancano e lo studio correrà il rischio
di sorprendere anche gli studiosi, oltre che i
lettori curiosi.
PISA COSMATESCA,
è forse il primo libro specifico dedicato ad una
analisi delle opere cosmatesche dislocate
principalmente nel Duomo, nel Battistero e nella
chiesa di San Pietro in Vinculis.
Generalmente
definiti come rari esempi di pavimenti cosmateschi
romani, quelli del Duomo e di S. Pietro in Vinculis
a Pisa, sono fedeli testimoni di un'arte che ebbe i
suoi maggiori splendori nella Roma del XII e XIII
secolo. Una analisi storica di tali monumenti
produce ben poche notizie in quanto sono pochissime
le testimonianze che ne parlano. In molti libri del
passato essi vengono a malapena citati, così che un
tentativo di capire meglio la storia e la tipologia
di questi pavimenti sopravvissuti, più che da fonti
storiche inesistenti può venire dall'esperienza di
analisi dei reperti, dai confronti e dall'esame
stilisitco.
Forte
dell'esperienza di analisi dei maggiori monumenti
cosmateschi dell'alta Campania, di Roma e del basso
Lazio, l'autore prova a ricostruire la storia della
Pisa Cosmatesca e dei possibili rapporti che la
città ebbe con i marmorari magistri romani.
L'autore, Nicola Severino, durante alcune ricerche
nell'Abbazia di Montecassino, agosto 2011. Il libro
aperto è una copia originale del famoso "The Cosmati"
di Edward Hutton del 1950.
Arte Cosmatesca Vol 3
Il pavimento
cosmatesco della chiesa di San Pietro in Vineis ad
Anagni
Arte Cosmatesca Vol.
1
La Cattedrale di
Ferentino
Arte Cosmatesca Vol.
4
Le Luminarie della
Fede: itinerari precosmateschi nell'Alta Campania
Arte Cosmatesca Vol.
2
La Cattedrale di
Anagni
Presentazione
Questo
sito, il primo al mondo su questo argomento, è
specificamente dedicato all'arte cosiddetta "cosmatesca".
Una particolare forma artistica che si sviluppò in alcune
botteghe di artisti marmorari romani ad iniziare dai primi
decenni del XIII secolo. Cosma si chiamavano alcuni di questi
maestri. Lo sappiamo grazie alle firme che hanno inciso sulle
loro opere e che oggi possiamo leggere in vari luoghi. Dal nome
di Cosma, ad iniziare dalla fine del diciottesimo secolo, iniziò
la felice consuetudine di denominare tale arte "cosmatesca".
Forse non è un caso che proprio quest'anno, il 2010, è
particolarmente significativo in quanto è stato per la prima
volta celebrato l'ottavo centenario dei Cosmati che lavorarono
alla cattedrale di Civita Castellana. Ci troviamo, quindi, in
piena "rinascita" della riscoperta ed approfondimento di questa
antica cultura. Ma noi risaliamo ancora più indietro nel tempo,
fino a quando l'abate Desiderio decise di rinnovare a nuovo
splendore l'abbazia di Montecassino.
Per questo egli, non trovando in Roma scuole di artigiani che
soddisfacessero ai suoi desideri, volle radunare al suo cospetto
schiere di maestranze da Costantinopoli specializzate nell'arte
del mosaico pavimentale e da intarsio per gli arredi liturgici.
Tali maestranze furono, inoltre, incaricate di aprire scuole, di
insegnare e divulgare la loro arte in Roma e nel Lazio. Fu
proprio da questa scuola che, probabilmente, venne fuori il
primo marmoraro romano famoso,
Magister Paulus, il quale lavorò oltre che a Roma,
anche nel Patrimonium Sancti Petri. Siamo nel 1100 ed
egli fu precursore e capostipite dei Cosmati e i lavori che i
decoratori e mosaicisti di Costantinopoli realizzarono
nell'abbazia di Montecassino, rappresentano il primo esempio di
arte che chiameremo precosmatesca,
così come i pavimenti che furono realizzati in epoca anteriore
alla comparsa dei primi veri Cosmati.
Montecassino, dunque, è ancora una
volta il Sole che riscalda, il faro che illumina le notti della
civiltà medievale a sud di Roma. Dal lavoro dei maestri di
Costantinopoli si ebbe poi un irradiamento nel territorio
circostante dell'arte del mosaio pavimentale precosmatesco che
ritroveremo in molte delle abbazie realizzate dall'Abate
Desiderio, soprattutto nel territorio di Capua dove
lavorarono soprattutto magistri locali, a volte forse affiancati da alcuni dei maestri romani
che si spostarono a sud di Roma per collaborare alla
realizzazione delle opere.
Questo studio è il risultato
di una ricerca non ancora terminata e durata molti mesi in cui
l'autore ha analizzato personalmente tutti i pavimenti precosmateschi e cosmateschi e le opere d'arte degli arredi
liturgici dei luoghi di culto del Basso Lazio ed Alta Campania. L'intento è quello di offrire al
lettore una panoramica di questi tesori d'arte, spesso un pò
dimenticati. Soprattutto per il territorio predetto a cui è particolarmente rivolta la nostra attenzione.
Una
appassionante ricerca realizzata per la prima volta in tempo
moderni (tutti gli studi principali sull'argomento, infatti, si
riconducono essenzialmente alle botteghe romane e dell'Alto
Lazio) e arricchita da innumerevoli e meravigliose immagini che
più di ogni altra parola sapranno meravigliare il lettore.
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cosmateschi
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Omaggio a
Montecassino
"I
pavimenti simili a quello di S. Maria in Castello appartengono
all'arte ed alla scuola dei maestri architetti
marmorari-musaicisti romani del secolo XII e seguenti; il cui
principale fiorire è attribuito a merito della famiglia, che
oggi chiamiamo dei Cosmati; e perciò, il ch. prof. Camillo Boito
ha proposto di appellare quella scuola l'architettura Cosmatesca.
Evidente è l'unità dell'arte e dello stile di siffatta opera
tessellata di musaico in porfidi e serpentini con luci d'oro e
di smalti..."
Giovanni
Battista de Rossi (1822-1894)
Gli affreschi medievali del
Basso Lazio: passeggiate d'arte per una ricognizione
generale.
(in fase di
realizzazione)
Gli
affreschi medievali della Ciociaria. Itinerari,
scoperte e stato di conservazione al 2010-2011
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verrà aggiornato di volta in volta.