Cosmati

                                                                                   di Nicola Severino

                                                                   Cronologia dei Cosmati

 

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Per tracciare una cronologia corretta, è necessario generalizzare il termine cosmati , che di fatto riguarderebbe la sola famiglia di Cosma I e Cosma II o, prosecutori della bottega di Lorenzo di Tebaldo, comprendendo tutta quella schiera di personaggi che si sono succeduti nell'arco di un paio di secoli, a partire dal capostipite Magister Paulus e considerando anche alcune famiglie e personaggi che in modo indipendente hanno strettamente collaborato con i maestri marmorari romani.

Magister Paulus

E' il capostipite da cui si fa iniziare la cronologia dei Cosmati. Se egli non ci avesse lasciato la sua firma "magister Paulus" sul pluteo della recinzione presbiteriale del duomo di Ferentino (FR), forse oggi non saremmo a conoscenza neppure della sua esistenza. Nulla si sa, infatti, della sua vita, e nemmeno del suo cognome. A lui sono state riferite diverse opere, ma solo forse sulla base di una datazione storica dei reperti e a presunte similitudini stilistiche nei disegni geometrici di alcuni pavimenti. Attribuzioni che, d'altra parte,  non si potrebbero altrimenti riferire a  inesistenti o sconosciuti marmorari romani del genere cosmatesco nel periodo che va dal 1099 al 1122. Egli operò specialmente sotto il pontificato di Pasquale II, che si potrebbe definire il "papa cosmatesco" considerato lo slancio che egli diede a quest'arte durante gli anni del suo papato. Siamo sempre in periodo "precosmatesco" per definizione, dato che i "Cosma" artisti arriveranno solo un secolo dopo! Quindi, come detto, sulla base della possibile datazione delle opere, sono attribuiti a magister Paulus i pavimenti della chiesa di San Clemente, dei Santi Quattro Coronati (periodo 1084), la cattedra di S. Lorenzo in Lucina, il pavimento della Basilica di S. Pietro in Vaticano (circa 1120) e, una mia scoperta, l'attribuzione del pavimento della chiesa del monastero di S. Pietro a Villa Magna nel territorio di Anagni. Sempre solo in base ad accostamenti stilistici e formali nei disegni geometrici e nelle tessere marmoree utilizzate, vengono ancora a lui attribuiti i pavimenti delle chiese di S. Maria in Cosmedin, San Benedetto in Piscinula, S. Antimo a Nazzano Romano, Santi Cosma e Damiano, S. Croce in Gerusalemme e Sant'Agnese in Agone. Magister Paulus è il primo artista marmoraro romano che conosciamo ad allontanarsi dall'urbe per lavorare nel Patrimonium Sancti Petri, ma non sappiamo fin dove si è spinto, oltre Ferentino ed Anagni. Potrebbe aver collaborato a Montecassino, nei decenni successivi alla consacrazione della Basilica per gli arredi liturgici, i quali dovevano essere certamente tra i più splendidi e grandiosi, come è facile immaginare. Potrebbe essere interessante accostare una sua probabile collaborazione con i primitivi pavimenti musivi delle basiliche benedettine fondate da Desiderio, come S. Angelo in Formis o S. Benedetto in Capua, se non addirittura nell'abbazia di S. Vincenzo al Volturno. Non possiamo dire più di tanto, né sull'artista, né sul suo operato, ma siamo fieri di avere la sua prestigiosa firma qui, vicino a noi, nel duomo di Ferentino.

         

Sopra, sinistra: un pattern del pavimento della chiesa di S. Clemente in Roma, attribuito a Magister Paulus; a destra la firma del maestro nella cattedrale di Ferentino (foto N. Severino). 

 

Discendenti di Magister Paulus

Da Paulus discendono almeno quattro figli che hanno ereditato la sua arte:

Giovanni, Angelo, Sasso ( o Sassone) e Pietro

i quali hanno continuato a tenere in vita la bottega paterna, a migliorarla e a renderla ancora più famosa depositandone i meriti direttamente nella storia dell'arte medievale italiana. Questi quattro artisti dominarono tutto il periodo che va dal 1120 circa al 1200. Lavorarono, da buoni fratelli, a volte insieme e a volte separatamente. Così, Giovanni, Angelo e Sasso realizzarono un famoso ciborio, purtroppo andato perso, nella chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, continuando così, l'opera maestra del padre iniziata nelle basiliche romane. Tutti e quattro insieme, invece, costruirono il meraviglioso ambone e altri arredi nella chiesa di S. Lorenzo fuori le mura, e per questi abbiamo la data del 1148; curarono, inoltre, gli arredi scomparsi delle chiese dei Santi Cosma e Damiano e di San Marco. E di questi non si sa altro.

Nicola d'Angelo (figlio di Angelo)

Abbiamo invece notizia del figlio di Angelo, Nicola che si distinse come un grande artista architetto e decoratore nella seconda metà del XII secolo. Soprattutto, sappiamo che egli lavorò spesso e volentieri fuori Roma e, particolarmente di nostro interesse, nel Basso Lazio. Egli arrivò trionfante a Gaeta, da grande artista, dopo aver realizzato il meraviglioso atrio colonnato di S. Giovanni in Laterano, considerato un'opera prima tra i portici e i chiostri capitolini del XIII secolo. Nella città marinara di Gaeta respirò aria di spensieratezza, di svago e di meravigliosa ispirazione artistica con un golfo panoramico che affaccia su un mare azzurro cristallino. Infatti, a poca distanza egli innalzo il grandioso campanile del duomo e, molto probabilmente, realizzò altre piccole opere pavimentali  e di arredo nella chiesa di S. Lucia e nella stessa cattedrale. Sfortunatamente non mi è stata data la possibilità di esaminare tali opere e quindi non posso esprimermi in modo definitivo su quanto detto, ma è presumibilmente realistico che tali opere siano da attribuire al suo operato negli anni che visse a Gaeta per la costruzione del campanile della cattedrale. Ancora a Nicola d'Angelo, sono riferiti alcuni lavori ancora da descrivere con chiarezza nella chiesa di San Bartolomeo all'Isola Tiberina e il grandioso candelabro per il cero pasquale in San Paolo fuori le mura che fortunatamente ha firmato insieme all'altro grande artista Pietro Vassalletto, padre di quel Vassalletto non bene identificato per nome ma per noi diventa "Vassalletto II", che però firmò la cattedra vescovile e il candelabro del cero pasquale nella cattedrale di Anagni.

A sinistra: il campanile del duomo di Gaeta (foto N. Severino)

 

 

Famiglia Rainerius

Nicola, Pietro Giovanni, Guittone e Giovanni figlio di Guittone

Più o meno nello stesso periodo in cui i figli di Paulus lavoravano in Roma e nel Basso Lazio, un'altra famiglia indipendente, quella dei Ranuccio o Rainerius, portava avanti la stessa arte in alcune città nel Lazio settentrionale. Conosciamo il nome di Rainerius perchè si trova inciso in una porzione del pavimento cosmatesco dell'abbazia di Farfa in Sabina e ancora in un frammento di finestra del monastero di S. Silvestro in Capite, stavolta unito ai nomi dei suoi figli Nicola e Pietro i quali, a loro volta, lasciarono la firma sulla facciata della chiesa di S. Maria in Castello a Tarquinia. Questo nel 1143.  Nicola ebbe due figli, Giovanni e Guittone, con i quali realizzò il ciborio dell'abbazia di S. Andrea in Flumine a Ponzano Romano e nel 1170 lo ritroviamo ancora con uno dei figli a costruire l'altare maggiore del duomo di Sutri. Giovanni e Guittone invece, ritornarono Santa Maria di Castello a Tarquinia nel 1168, cioè 25 anni dopo che vi era stato il padre,  e vi realizzarono il ciborio. Continuando la tradizione, il figlio di Guittone, Giovanni, fu ivi chiamato nel 1209 a costruire l'ambone per il completamento dell'arredo presbiteriale. Questo Giovanni di Guittone, è lo stesso artista che costruì nello stesso stile romano l'ambone nella chiesa di S. Pietro ad Alba Fucens (vedi passeggiate cosmatesche).

Lorenzo di Tebaldo e i "Cosmati"

Lorenzo e Iacopo

La famiglia dei veri Cosmati, si fa risalire al marmoraro Lorenzo di Tebaldo e il loro operato ad iniziare da 1162, data ricavata da una iscrizione scomparsa che si trovava nella chiesa di Santo Stefano del Cacco a Roma. Non vi è certezza assoluta, ma gli studiosi propendono per questa soluzione cronologica. Per certo, invece, si sa che Lorenzo e Iacopo lavorarono insieme nel 1185, come attesta l'iscrizione su un pezzo di architrave, ora conservata nel seminario arcivescovile del duomo di Segni. A partire da questa data, l'operato della bottega di Lorenzo cresce sempre più, insieme alla collaborazione del figlio Iacopo che da allievo, passa al ruolo primario di artista alla pari del padre nelle realizzazioni di grandi opere come il ciborio purtroppo scomparso dei Santi Apostoli a Roma e i lavori relativi al portale e alle opere cosmatesche della cattedrale di Civita Castellana. L'opera di Iacopo di Lorenzo trovò un grande successo presso il nuovo pontificato di Innocenzo III, tanto da divenirne forse uno dei suoi architetti preferiti, riuscendo così ad ottenere eccellenti committenze in Roma e nel Lazio, nonchè alti titoli di carica. Ad iniziare dal 1205, le opere di Iacopo di Lorenzo si susseguono a ritmo serrato, come il portale di San Saba e l'inizio dei lavori al grande portico del duomo di Civita Castellana; quasi contemporaneamente realizzava il pavimento del duomo di Ferentino e il chiostro del monastero di S. Scolastica a Subiaco.

 

 

Sopra a sinistra, un quinconce del pavimento del duomo di Ferentino, a destra e sopra (foto grande), il chiostro cosmatesco, opera di Iacopo di Lorenzo e figli. (foto N. Severino)

Cosma I, figlio di Iacopo di Lorenzo

i figli: Iacopo II e Luca

Dal 1210 abbiamo testimonianze della collaborazione tra Iacopo di Lorenzo e il figlio Cosma I, il primo e principale responsabile delle definizioni adottate di  "cosmati" e "cosmatesco". La collaborazione inizia forse con il completamento dei lavori del portico della cattedrale di Civita Castellana, 1210, da cui oggi si festeggia l'ottavo centenario dei Cosmati a Civita Castellana. Poi si ricorda il portale del monastero di S. Tommaso in Formis. E queste sono le opere dimostrate dalle iscrizioni storiche. Poi la fantastica storia dei Cosmati, continua con il figlio Cosma I. Il padre, Iacopo di Lorenzo esce dalla scena quasi contemporaneamente alla morte di Papa Innocenzo III, nel 1216. Cosma I lavora a Roma dove realizza il ciborio nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, mentre attorno al 1224 viene chiamato ad Anagni per i grandiosi lavori di decorazione e ammodernamento della cattedrale. Da solo esegue il pavimento, stavolta davvero "cosmatesco", e nel 1231 esegue lavori di sistemazione dell'altare di San Magno nella cripta della cattedrale ed esegue insieme ai figli Iacopo II e Luca anche il pavimento. Insieme a loro, poi eseguono il pavimento della chiesa di San Pietro in Vineis ad Anagni, probabilmente dal 1232 al 1235 e quindi si spostano a Subiaco dove completano il chiostro di S. Scolastica fino al 1240. Da questo momento in poi, si perde ogni traccia della bottega di Cosma.

Pietro Vassalletto e Drudo de Trivio

Vassalletto II

Dalla seconda metà del XIII secolo è testimoniata l'opera di un'altra famiglia di marmorari che erano collaboratori e forse rivali dei Cosmati: i Vassalletto, mentre contemporaneamente opera a un grande artista romano denominato Drudo de Trivio.

Pietro Vassalletto è il primo grande artista di questa famiglia ed è ritenuto che egli realizzasse, in collaborazione con Nicola figlio di Angelo della famiglia di Magister Paulus, il candelabro per il cero pasquale del duomo di Gaeta, opera interamente scolpita invece che intarsiata di lavori musivi e che attualmente non è ancora accessibile al pubblico! Ma il capolavoro assoluto di Pietro Vassalletto è il chiostro di San Paolo fuori le Mura e, maggiormente, il chiostro di San Giovanni in Laterano, realizzato tra il 1220 e il 1230. Il figlio, di cui non sappiamo il nome e che chiameremo semplicemente Vassalletto II, realizzò alcuni lavori di completamento del suddetto chiostro e gli arredi del duomo di Anagni, come la splendida cattedra vescovile e il candelabro del cero pasquale, entrambi firmati.

Drudo de Trivio eseguì il ciborio del duomo di Ferentino, e con Luca, figlio di Cosma I, firmò uno dei due plutei conservati nella sagrestia del duomo di Civita Castellana. Con il figlio Angelo firmò nel 1240 l'iconostasi del duomo di Civita Lavinia. La sua firma compare anche su resti in S. Francesca Romana e nel Museo delle Terme a Roma. Secondo Giovannoni, che ha studiato a fondo questo artista, pare che egli si chiamasse "de Trivio" perchè la sua bottega di marmoraro si trovava nel rione Trevi in Roma, dell'omonima famosa fontana.

 

  

Nelle foto: due fasi lavorative cosmatesche diverse nella cattedrale di Anagni. La prima, pavimentale, ad opera di Cosma I, figlio di Iacopo di Lorenzo; la seconda, degli arredi liturgici, la cattedra vescovile e il candelabro per il cero pasquale, opere di Vassalletto II, figlio di Pietro (foto N. Severino).

 

 

Pietro Oderisi

Dal 1250 in poi inizia ad affermarsi il gusto gotico che influenza totalmente gli arredi presbiteriali e soprattutto i monumenti funebri. Pietro Oderisi è ricordato come autore delle tombe "cosmatesche" di Clemente IV e Pietro di Vico nella chiesa di S. Francesco a Viterbo e, curiosamente, diventa il primo esportatore dell'arte cosmatesca fuori d'Italia, realizzando il pavimento del coro ed altri arredi nell'abbazia di Westminster.

Cosma di Pietro Mellini

artista che diede vita ad una bottega simile a quella di Cosma, tanto da essere spesso confusa con essa in passato, ma operante dal 1280 in poi, quindi nulla a che fare con Cosma I che aveva lavorato più di mezzo secolo prima. I suoi figli, Deodato, Giovanni e Iacopo,  sono famosi per aver realizzato diverse opere cosmatesche, soprattutto arredi funerari. IN particolare, Giovanni di Cosma, produsse lavori che rivelano una forte influenza dell'arte di Arnolfo di Cambio, quest'ultimo punto di riferimento per tutti nello studio del passaggio dal modo "romano" al "gotico".

Artisti isolati

Tra gli altri artisti isolati,  sono da ricordarsi Pietro de Maria che lavorò tra il 1229 e il 1233 al chiostro dell'abbazia di Sassovivo; di un Johannes presbyteri romani con il figlio, u'altro marmoraro di nome Alessio e un frate domenicano, certo Pasquale, autore del candelabro di S. Maria in Cosmedin.